Siamo entrati nella Datacrazia: il governo dei dati che può aiutare o ostacolare la democrazia all’alba della terza fase di internet che è quella della blockchain; una tecnologia che i governi potrebbero usare per rafforzare il controllo o che potrebbe essere alla base di una nuova democrazia in cui tutti potremo riappropriarci dei nostri datiIl Ministro Audrey Tang però pensa al presente e si preoccupa di rafforzare consapevolezza e democrazia. Per farlo mette a disposizione di tutti i governi democratici il software con cui sta aiutando la trasformazione digitale del Governo di Formosa.

Taiwan non ha un ministero digitale. Io sono un ministro che non ha voluto il suo piccolo ministero. In questo momento è utile avere un ministro senza portafoglio che connetta gli sforzi della trasformazione digitale di tutti i differenti ministeri contemporaneamente.

Questa è una trasformazione digitale nel senso che ogni ministero deve alla fine diventare digitale” afferma Barbara Carfagna nello Speciale Tg1  “Datacrazia“. 

Quoziente intellettivo 180, più alto di Steven Hawking. A 6 anni parla già più lingue. A 12 lascia gli studi tradizionali e disegna un suo computer studiato senza numeri e scrittura, ma usando delle foglie. A 15 anni fonda la sua prima startup. A 19 anni vola in Silicon Valley. Diventa consulente di Apple ma presto capisce che i suoi obiettivi sono più alti di quelli di un’azienda. Torna a Taiwan e diventa hacktivist. Attivista politica e hacker. 

Nel marzo 2014, quando il governo sta per siglare un accordo commerciale con Pechino che porterebbe l’isola-stato di Taiwan sotto una maggiore influenza della Cina, Audrey Tang diventa fondamentale nella rivolta pacifica studentesca dei Girasoli. Crea una piattaforma di democrazia partecipativa. Potenzia il dibattito guidando la community dei Pirati informatici. 

Occupano il parlamento. Il governo cede. Rinuncia all’accordo e indice nuove elezioni.

Apriamo il processo di policymaking in modo che chiunque possa vedere cosa stiamo preparando. Chiunque può chiedere un cambiamento con una buona motivazione. Cittadini e anche stranieri possono contribuire in modo utile senza alcun contratto o accordo preventivo” spiega Tang. “C’è un sito web centrale detto join.gov.tw. Significa: unisciti al governo di Taiwan. A ogni ministero è richiesto di fare un preannuncio regolatorio nel sito 60 giorni prima che il regolamento diventi effettivo”. 

Vuole mettere in atto i fondamenti culturali e tecnologici per un open government; per contrastare fake news e meccanismi di influenza studiati per condizionare e orientare il voto; per rendere i cittadini consapevoli e partecipativi. 

E’ stata la presidente di Taiwan Tsai Ing-Wen a chiamare Audrey Tang, che non ha voluto un suo ministero. L’isola di Formosa infatti, che ha discreti rapporti con gli Stati Uniti e ottimi rapporti con il Vaticano, ma storiche difficoltà con la vicina Cina, aspira a diventare la Silicon Valley asiatica sviluppando soprattutto internet of things, internet degli oggetti, e tecnologia per l’industria 4.0

I ministri – racconta Tang – ricevono anche le petizioni popolari così quando ci sono 5000 controfirme sulla piattaforma, i ministri devono rispondere alla voce del popolo. Ogni ministro dovrà anche pubblicare sul sito il budget impiegato; che potrebbe essere revisionato da chiunque.

La combinazione di regolamenti, petizioni, e supervisione dei budget abilita qui a Taiwan 23 milioni di persone. Già 5 milioni usano la piattaforma per comunicare direttamente con i ministri. Direi quindi – conclude – che influenziamo abbastanza tutti i ministeri”.

Ogni ministero deve avere un cosiddetto “funzionario di partecipazione” che connetta direttamente il ministero alle persone a internet o attraverso altri media. 

Non solo, a chi lavora nei media, legislatori o parlamentari ma a chiunque abbia una buona idea.

“Lavoro costituendo un team virtuale di funzionari da ogni ministero; più di trenta che lavorano insieme, invece di un Ministero dedicato” dice con orgoglio Tang.

Il suo obiettivo è portare la democrazia verso la trasparenza, ma pensa che non siamo società mature per la democrazia diretta, che per ora può funzionare solo in piccole comunità dove tutti si conoscono.

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