È stato eletto ieri sera il nuovo presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa. Il Parlamento l’ha nominato in sostituzione di Jacob Zuma, presidente dimissionario, dopo avere dato mercoledì un ultimatum al suo partito. Una vittoria facile, già che non c’era nessun altro candidato e non c’è stata necessità della votazione. I partiti dell’opposizione chiedevano, invece, elezioni anticipate.

GLI SCANDALI DI ZUMA

I parlamentari sudafricani avevano bisogno di trovare una soluzione immediata per la governabilità del Paese. Il governo di Zuma è stato segnato negli ultimi nove anni da scandali politici ed economici. L’ex presidente è coinvolto in molte indagini, tra cui 800 casi di corruzione nella vendita di armi. Inoltre, è accusato di avere utilizzato le istituzioni dello Stato per favorire una famiglia d’imprenditori con concessioni pubbliche. Durante il governo di Zuma l’impresa statale energetica Eskom è fallita.

DA SINDACALISTA A UOMO D’AFFARI

Nato a Soweto nel 1952, Ramaphosa è stato fino a ieri vicepresidente del Parlamento. Sindacalista e attivista anti-apartheid, è riconosciuto per essere un uomo d’affari. Ha ricevuto la nomina Congresso Nazionale Africano, il partito egemonico in Sudafrica dalla fine dell’apartheid. Nel suo primo intervento pubblico da presidente ha detto di impegnarsi a risolvere i problemi più gravi del Paese: la corruzione, promuovere l’unità nazionale e fare ripartire l’economia.

“PRIMA I SUDAFRICANI”

Nonostante l’aumento degli investimenti, la crescita economica del Sudafrica è lenta. Il deficit pubblico è in aumento e la disoccupazione è del 27%. Con la fine dell’apartheid una piccola élite si è arricchita, ma la gran parte dei sudafricani vive in stato di povertà.

Come Donald Trump negli Stati Uniti, il nuovo presidente sudafricano ha detto che nella sua gestione il popolo del Sudafrica “verrà prima di tutti […] Quando siamo scelti in queste posizioni ci trasformiamo in un servitore della gente”. In una cerimonia ufficiale, il presidente del Tribunale Costituzionale, Mogoeng Mogoeng, ha nominato Ramaphosa il quinto presidente della storia democratica del Sudafrica.

LA SFIDA ELETTORALE DEL 2019

La più grande sfida di Ramaphosa sarà vincere le elezioni previste per metà del 2019. Il partito affronta una crisi interna. Ha ottenuto il peggior risultato nazionale, con meno del 54% nelle elezioni locali del 2017, perdendo i comuni di Johannesburg e Pretoria. Gli elettori hanno favorito la coalizione formata dall’Alleanza Democratica e la sinistra radicale di Combattenti per la Libertà Economica.

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